Sembra impossibile che si possa soffrire così tanto per un “ti chiamerò” o “ti scriverò” non mantenuto. Alla fine che cos’è? Un messaggio in meno, una telefonata in meno, una promessa non mantenuta. Sono cose che succedono. “Scusa, ma avevo da fare”. Solo che a te non succedono mai, anche quando hai da fare, e allora farsi assalire dalla tristezza è un lampo. Non è niente di che, solo che decidere di far entrare qualcuno nella propria vita è più difficile di dimenticare chi si ama, e credere a quel “ti chiamerò” vuol dire sperare, o ricominciare a farlo, ed essere delusi è sopportabile una, due, trecento volte, ma poi basta. Poi inizia a fare troppo male, e sembra impossibile che si possa soffrire così tanto per un “ti chiamerò”, ma succede. Perché tu rispondi “ok, ti aspetto”, ma intanto cerchi di trattenere l’uragano dentro di te, quella parte di te che vorrebbe uscir fuori e urlare “no, non puoi andare via, io ho perfino paura di vederti girare l’angolo, ho paura di tutto, ho paura di ricominciare a vivere come facevo fino a poco tempo fa: senza amore”. Tu dici solo “ok, aspetto”, e lui che ne sa che “ok, aspetto” vuol dire “mi sento morire”?
Dices que me amas, que no hay nadie como yo,
Que soy la dueña de tu corazon,
Pero alguien más está en tu habitación.
I dettagli.
Il bacio del buongiorno.
Gli abbracci dopo le lacrime.
I ‘ci sono qui io’.
I ‘noi non passiamo’.
Gli sguadi che dicono tutto.
Le parole sussurrate.
I ‘ti amo’ detti all’orecchio.
Le carezze di notte.